La Fotografia

Director's Cut

Spegnere la luce in una stanza, è come chiudere l'otturatore della nostra macchina fotografica. Il risultato è vedere disperdersi nel buio quella meraviglia di colori di cui è composto lo spettro della luce. Il Direttore della Fotografia ha il difficile mestiere (e sofisticato) di dare tonalità e senso alla scena illuminata ad arte dalla sua capacità. La naturalezza dei paesaggi, l'odore della pelle attraverso la sensibilità di un obiettivo, sono alcune delle principali caratteristiche che si valorizzano sotto le abili direttive del fotografo. Regista e Direttore della Fotografia hanno questa particolare simbiosi, dove il primo si lascia assecondare dal secondo, solo per un risultato effimero che cerca di rendere, il più realisticamente possibile, la magia di una verità che solo il cinema ha il potere di concretizzare.

Oltre all’illuminazione, la fotografia nei film comprende la scelta del punto di vista, quindi la posizione delle macchine da presa, ma anche la distanza e l’ampiezza dell’inquadratura. Sì, l’inquadratura. perché naturalmente la fotografia è anche questo. La scelta dei limiti di ciò che si vuole riprendere (ciò che è in campo o fuori campo), andando poi a comporre le sequenze del film. Parte fondamentale è dunque il movimento della macchina, che può richiedere attrezzature particolari. In Barry Lyndon di Stanley Kubrick le inquadrature sono vere e proprie opere d’arte, non a caso il regista si è ispirato a quadri di William Hogarth, Joshua Reynolds, Thomas Gainsborough e altri pittori. ©Hawk Films Ltd., Peregrine, Warner Bros. Si sceglie, inoltre, la messa a fuoco, la profondità di campo e il formato, in questo caso scelto in fase di pre-produzione, ovvero le dimensioni del rettangolo che compone l’inquadratura. Completano la fotografia cinematografica i colori, che un tempo venivano modificati con dei filtri, mentre oggi vengono elaborati dal computer in fase di post-produzione, dando una grossa mano ai direttori della fotografia.